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martedì 22 maggio 2018

Elezioni Comunali 2018: i programmi dei candidati a sindaco a confronto


Il 10 giugno si andrà al voto per scegliere il nuovo sindaco di Siracusa. Proprio come feci cinque anni fa da queste pagine ho voluto mettere a confronto i programmi dei candidati in modo da avere un'idea su chi puntare e perché. Il programma dovrebbe essere l'aspetto più importante per un aspirante sindaco, un segno di attenzione e serietà politica. Ma ad oggi non tutti i candidati hanno messo online le loro proposte (o quantomeno io non sono riuscito a trovarli), pertanto in questo confronto non ho potuto aggiungere le idee di Fabio Granata, Ciccio Midolo e Fabio Moschella, ma resto disponibile ad inserirle quando li avrò a disposizione. 

martedì 22 settembre 2015

Il nuovo villaggio a Ognina? Meglio ragionarci un po'...

Il tratto di costa interessato tra Ognina e Fontane Bianche
Da quando è diventata ufficiale la richiesta di costruzione nel resort di lusso ad Ognina è cominciato in città l'inevitabile dibattito. Le associazioni ambientaliste sono tendenzialmente contrarie, mentre l'Amministrazione Comunale siracusana (per adesso) si riserva di decidere, ma mostra caute aperture. Ma al di là degli aspetti burocratici, la vera decisione (dovendo passare dalla politica) verrà presa tastando il polso della cittadinanza, che assumerà un importante ruolo qualora si dimostrerà matura e attiva; pertanto il dovere di ogni cittadino è di informarsi e non assumere un ruolo passivo, come avvenuto nel passato quando si sono perpetrati i tanti scempi "a mano leggera".

domenica 9 agosto 2015

Una disastrosa stagione turistica


Da più parti si sente dire che la stagione turistica in corso mostra una flessione di arrivi, forse a causa dell'Expo di Milano, che modifica gli itinerari di visita, o forse a causa dell'immigrazione che spaventa. Non saprei dire con precisione, tuttavia posso dire ciò che facciamo, come città e come regione per disincentivare il turismo di quest'anno...

mercoledì 18 marzo 2015

Dietro Gettonopoli ci sono (probabilmente) interessi maggiori


Era ora che qualcosa si smuovesse, finalmente la bomba è scoppiata con lo scandalo Gettonopoli. Tuttavia temo si sia dato un risalto tale alla cosa da storpiarne il senso e la realtà dei fatti. Trovo singolare, infatti, riscontrare che ciò che oggi pare scandaloso, sino a ieri veniva tacitamente tollerato: che i consiglieri comunali arrotondassero lo stipendio tra commissioni e riunioni, lo si sa da almeno trent’anni. Chiunque abbia un amico vicino alla politica avrà sicuramente sentito la solita parola: “Lì c’è uno schifo…” E possiamo tranquillamente dire che era una gestione ordinaria dovuta soprattutto al disinteresse (o alla connivenza) dei siracusani.

giovedì 29 gennaio 2015

L'importanza di Wikipedia per Siracusa


Avete mai visto questa immagine? Se siete siracusani e bazzicate spesso su internet vi sarà familiare. Si tratta della tipica foto associata alle notizie relative alla zona industriale di Priolo-Melilli. Questa immagine proviene da Wikipedia nella relativa voce, lo so perché l'ho scattata io stesso e il suo utilizzo è libero. Lo so, qualcuno mi dirà che sono uno stupido perché magari qualcuno me l'avrebbe pagata e forse qualche soldo avrei potuto intascarlo; a parte il fatto che è raro trovare una testata che paghi una foto, questa immagine è diventata "famosa" proprio perché libera. Ma il discorso che vorrei affrontare non è di mera autocelebrazione delle mie qualità di fotografo dilettante, ma far notare l'importanza di Wikipedia per Siracusa. 

giovedì 6 novembre 2014

La Pillirina ha le ore contate


Aderisco alla campagna di sensibilizzazione di Sos Siracusa che giustamente fa notare come sia calato il silenzio sull'istituzione della Riserva Terrestre Capo Murro di Porco/Penisola Maddalena. Qualora l'assessorato Regionale non istituisca entro la scadenza la riserva cadrà il vincolo consentendo ai costruttori di mettere le mani sull'unico tratto di costa rimasto integro a Siracusa.

giovedì 21 agosto 2014

Celebrare Ierone II per riscoprire il nostro passato

Ierone chiama Archimede alla difesa della città di Siracusa,
dipinto di Sebastiano Ricci

La gloria di Gerone
in alto sollevassero gli aedi
oltre il mare di Scizia e fin là dove…

Così Teocrito cantava nel XVI idillio la gloria del tiranno Ierone II (o secondo altre traduzioni Gerone), un nome che ai più comunica solo l’assonanza toponomastica di una strada nella parte nuova della città. Eppure dietro il nome di Ierone II si è mossa una storia importante, ma soprattutto il lascito di monumenti come l’ara di Ierone e l’alto sviluppo delle arti e della scienza sotto il suo regno. Non dobbiamo dimenticare che sotto Ierone dal 270 al 215 a.C. la città era al culmine della sua gloria per poi perdere tutto con la morte, l’arrivo di Geronimo e la conquista romana della città.

lunedì 10 febbraio 2014

Il medioevo informatico di Siracusa


Se un governo è lo specchio di un popolo, il Comune e l'azione politica locale sono lo specchio dei cittadini. Siracusa in ciò sa distinguersi egregiamente non solo per la qualità dei politici che riusciamo ad eleggere ma anche per la loro superba incompetenza. In questa realtà Siracusa detiene il “privilegio” di essere, assieme a troppe città del sud, un ottimo esempio di medioevo informatico. Non parlo solo del livello medio di conoscenza dei cittadini, parlo sopratutto dei servizi offerti dal Comune e dai vari enti pubblici annessi.

sabato 17 agosto 2013

La TARES ovvero la tassa degli incapaci


Se c'è una cosa che proprio non sopporto è dover pagare ma tassa sulla spazzatura. Non sono contrario alla tassa in sé, per carità il servizio si paga. Sono contrario a dover pagare l'incapacità e il disinteresse del Comune di Siracusa.

martedì 2 luglio 2013

Il sindaco che verrà

giancarlo garozzo

Il dado è tratto ha vinto Garozzo, in fondo una foglia di fico della vecchia politica. Perché Garozzo sarà anche giovane, sarà renziano e di idee rottamatrici, ma è pur vero che dietro a questa dirigenza del PD c'è gente come Foti e altri vecchi marpioni. I marpioni che hanno permesso la vittoria per tre mandati della controparte in ragione di candidati scarsi o mal sostenuti. Ma non solo una dirigenza e un PD che in città non ha mai brillato per idee e capacità, oggi si ritrova una vittoria per demeriti dell'avversario. Infatti se la destra non si fosse scissa, il risultato sarebbe stato diverso.

domenica 12 maggio 2013

Elezioni Comunali 2013: i programmi dei candidati a sindaco a confronto

Manca poco meno di un mese alle elezioni comunali e sino ad oggi, salvo nei casi di prese di posizione individuale per convinzioni, conoscenze o simpatie, non tutti conoscono il programma dei candidati a sindaco. Ciò che finora è saltato fuori in questa campagna è stato il gioco delle candidature e delle alleanze che ha spostato voti ed equilibri. Ma a me che di questo squallore mi importa poco, mi è saltato in mente di leggere i programmi dei candidati e di confrontarli. 
Con mia sorpresa ci sono candidati che pubblicizzano la loro faccia senza avere tuttavia un programma, o quantomeno un sito internet dove reperirlo. Sicché la mia analisi si basa solo sui programmi di: Paolo Ezechia Reale sostenuto da Vinciullo, Giancarlo Garozzo del PD, Marco Ortisi per il M5S, Gianni Briante lista civica, Edy Bandiera del PdL e Santi Pane lista civica (se cliccate sui link dei nomi trovare i programmi)

ezechia reale

sabato 19 gennaio 2013

Un salvacondotto per il sindaco


Ho personalmente accolto con un senso di liberazione la notizia di alcune settimane fa in merito alle dimissioni di Visentin. Non che risenta di legami diretti con la presenza o meno di questo o quel politico a palazzo Vermexio ma il cambio di sindacatura, direttamente o indirettamente, incide sulle sorti di ogni cittadino. Dalle tasse comunali sino ai problemi di traffico, dai prezzi dei prodotti sino ai servizi offerti, tutto passa da quella poltrona.

Una cosa è chiara a tutti, da quando c'è stato questo sindaco la città ha smesso di crescere, di migliorare e di respirare. In un modo o nell'altro dei cambiamenti in positivo sono avvenuti durante il doppio mandato di Bufardeci. Un mandato con luci e ombre, d'accordo, ma pur sempre un mandato che mostrava un dinamismo promettente. Poi è arrivata questa figura mediocre, dapprima sotto l'ombra del predecessore, poi abbandonato dal partito e da tutti coloro che ne sostenevano l'azione politica. Ma non è questo il problema, il vero problema sono le devastazioni lasciate sulla città.

Grazie a Visentin la speculazione edilizia ha conosciuto punte di esasperante parossismo: interi quartieri dormitorio all'Epipoli (a ridosso delle mura dionigiane), nuovi quartieri a Tremilia e la costruzione di un inutile centro commerciale alla Fiera del Sud capovolgendo le indicazioni del Piano Regolatore Generale. E poi le attenzioni della stampa nazionale sui tentativi di costruzione di un doppio porto turistico bloccato da anni, del villaggio alla Pillirina poi, del servizio GoBike finito su Striscia la Notizia... Dobbiamo andare avanti? Io andrei avanti perché un altro aspetto che proprio non sopporto è la ripetuta incapacità nel risolvere i problemi cronici, come la raccolta dei rifiuti (la raccolta differenziata è tutt'ora inesistente), la ZTL in Ortigia, i trasporti abbandonati a se stessi e via discorrendo.

In questi anni la città ha chiaramente conosciuto un'involuzione, mentre le altre provincie vanno avanti Siracusa arretra nell'assenza totale di idee e volontà. Così tra le macerie di questo mandato, Visentin accortosi di non poter riottenere la poltrona e forse neanche la candidatura a sindaco si è cercato un salvacondotto. L'aiuto viene dal Partito di Monti dove ha ottenuto il secondo posto in lista, in pratica la quasi certezza del seggio in Parlamento.
Poco importa poi se la Prestigiacomo che lo ha sostenuto sino a ieri lo definisce "Un mediocre opportunista", frase azzeccata se non provenisse dallo stesso partito che da un decennio ha le mani nella città e che ha contribuito più di tutti a questa ascesa politica.

La cosa più sconfortante è ovviamente la ricaduta nella città, senza un sindaco sino alla primavera. Ma alla fin fine quel'è il problema quando hai la certezza che i pecoroni, pur di votare legittimamente Monti daranno un salvacondotto al rottamatore della città? Pazienza, andrà a far danni altrove...

venerdì 14 settembre 2012

Il mercato delle vacche

Queste elezioni regionali sono elezioni di austerità, un'austerità che cozza con lo status stesso della Regione Sicilia. Sappiamo tutti molto bene quanto ci si possa arricchire facendo il parlamentare regionale e quanto potere si abbia nei fatti raggiungendo quella poltrona. Pertanto ciò che contrasta è il disagio reale dei siciliani con il privilegio indiscusso di coloro che stiamo andando a votare. In pratica col nostro voto stiamo regalando un biglietto di felicità per cinque anni almeno, mano libera ad affari personali e compromessi, il tutto col nostro tacito assenzo. Una contraddizione troppo vistosa, talmente vistosa che induce i candidati a parlare solo dal palco rassicurante delle televisioni, dove il pubblico non può esprimere dissenso e le domande sono sempre troppo buoniste...


Partiamo dai candidati alla presidenza. Da un lato abbiamo Crocetta, uomo dal passato politico di tutto rispetto, impegnato nel contrasto alla mafia sin da quando era sindaco di Gela. Oggi però si allea con l'UDC, lo stesso partito di Cuffaro, dovrei aggiungere qualcosa a tale contraddizione? La stessa operazione di facciata con cui si tira in ballo Musumeci per la destra berlusconiana, che come nella migliore tradizione degli ex missini ci si ricicla anche con la gente più ambigua. Poi c'è il cocainomane Micciché candidato del Grande Sud, Fava per Sel (persona di indubbia cultura e capacità), Cancellieri per M5S e altri.


Ma ciò che mi ha colpito guardando i manifesti pubblicitari è l'assenza del simbolo dei partiti di appartenenza nei candidati principali. Né Crocetta, né Musumeci mostrano un simbolo di partito sul manifesto e cosa assurda hanno i colori invertiti: Crocetta mostra il blu tipico della destra, Musumeci il rosso della sinistra, mentre Micciché usa la stessa cravatta arancione di Crocetta. Ma siamo fuori?


Oltre ai presidenti c'è la farsa dei candidati. Anch'essi in molti casi non hanno il coraggio di mostrare la loro appartenenza politica e compaiono in tutta la loro ipocrisia. Elencando i nomi di Pippo Gianni (l'immortale), Marziano, Vinciullo, Bufardeci, Gennuso (con tutti i problemi con la giustizia ci riprova ovviamente), Cappadona (ma non vuole fare il sindaco di Siracusa?) e gli aspiranti come Mangiafico (candidato nel partito del plurinquisito Saverio Romano), Bastante che propone manifesti di dubbia efficacia e molti altri che francamente non ricordo e non ho approfondito...

Tutti questi nomi perpetuano modalità note, idee già vecchie e logiche atte a mantenere lo status quo, dato che gli stessi politici sono dentro a meccanismi con cui sopravvivono. Personalmente sono convinto di una cosa, in questa tornata vincerà Crocetta. I giochi sembrano fatti perché assomigliano agli stessi giochi che in precedenza hanno portato la Finocchiaro a far finta di battersi contro Lombardo, e ai tempi dello scontro tra la Borsellino e Cuffaro al PD ad essere tiepido. Oggi le condizioni si sono invertie e la stampella politica passa alla sinistra... 
Pertanto il mio voto atto a rompere questa logica verterà sull'unica alternativa possibile: il Movimento 5 Stelle.

La pagliuzza che chiunque mi legge potrà sollevare in seno alle polemiche degli ultimi giorni, non sarà mai tanto incisiva quanto le travi e le gravi corresponsabilità che la politica tutta ha portato avanti per troppi anni. Lo stato di disagio e il deficit di bilancio regionale sono figli di questa gente. Pertanto solo persone sganciate da queste logiche, solo ragazzi fortemente motivati al miglioramento delle proprie condizioni e la passione per il loro territorio, potrà mettere all'angolo questa gente. 

Questo espormi verrà visto da chi mi legge come il frutto di un ipotetico tornaconto personale, o dato da un'oscura ragione che mi conduce in questo terreno... Il mio invece è lo sfogo di chi vorrebbe persone oneste alla regione. Ma a questo ragionamento dobbiamo fare i conti con quell'enorme numero di concittadini che per una ragione o per un'altra perpetueranno i volti dei soliti noti. Così tra poco più di un mese torneremo a leggere i commenti vacui e le promesse inutili, mentre si aggrava il declino della nostra martoriata e squallida terra.

martedì 14 agosto 2012

Un sogno irrealizzabile

Questa estate sono stato in vacanza in Svezia (non temete non comincerò con i soliti confronti tra quella nazione e Siracusa!) e ho avuto l'opportunità di visitare un villaggio vichingo, intendo la ricostruzione di un villaggio storico con tanto di persone che scelgono di vivere lì per tutta l'estate in costume dell'epoca. Una bella idea che valorizza lo stile di vita e la storia di quel popolo. Quando sono rientrato ho subito pensato, ovviamente, a ciò che si potrebbe realizzare dalle nostre parti...

Siracusa è una città molto legata alla sua storia greca, una storia che la gente ignora e non conosce fino in fondo. Oltre tutto la città stessa non valorizza a sufficienza questo grande patrimonio. Sarebbe fantastico immaginare un vero e proprio villaggio greco, una ricostruzione in piccolo di ciò che era la vita dei greci di Sicilia duemila anni fa. Un villaggio greco, con costumi d'epoca, case e templi feticci, desterebbe molto interesse tra i turisti e darebbe respiro alla cronica carenza di posti di lavoro. Molti ragazzi potrebbero lavorare per sei mesi l'anno e apprendere tutto della vita quotidiana dei loro avi.

Con quali soldi si dovrebbe realizzare questa idea vi chiederete voi? Bella domanda. In un paese normale dovrebbe pensarci il Comune, la Regione o la Provincia, ma in Italia e in special modo nell'apatica Siracusa questa idea è pressoché impossibile. Teoricamente un'idea simile potrebbe nascere da un imprenditore illuminato, non certo da uno dei tanti palazzinari che hanno appestato di villette la città, un imprenditore serio ma che dalle nostre parti manca.

Nel voler essere più realistici converrebbe bypassare tutti questi soggetti inutili e far da sé creando un comitato di cittadini che si occupi di questo progetto. Unendo le forze, tra coloro che conoscono la storia, chi ha competenze in ambito economico e chi in ambito tecnico, un buon progetto potrebbe essere portato avanti. Dopo una prima fase progettuale e organizzativa bisognerebbe muoversi per cercare finanziamenti che potrebbero venire da banche (mah, di questi tempi?), sponsor, fondi europei o persino fondare una cooperativa. Insomma chi più esperto di me potrebbe avere l'ultima parola in ambito economico e trovare delle risposte... Ma il vero problema è la volontà, quella stessa volontà che finora ha impedito di avere una statua di Archimede a Siracusa nonostante le spinte di un comitato cittadino.

Sarebbe bello pensare a più servizi ai turisti, più possibilità lavorative per gli stessi siracusani, se solo avessero un minimo di iniziativa. Ma comprendo bene che le immani difficoltà che il territorio mostra partendo dai freni politici e finendo alla disillusione individuale: "Qui non siamo in America" mi risponderebbero, è vero, ma è anche vero che nessuno ha voglia di inseguire dei sogni, accontentandosi della realtà e lamentando l'apatia altrui...

lunedì 23 luglio 2012

Siracusa ed il suo territorio, devastazione. Di Giuseppe Fava (1925-1985)


"Rubo" da internet un articolo significativo sulla storia recente di Siracusa scritto dal grande Giuseppe Fava con un piglio letterario e una bellezza descrittiva struggente. Chiedo venia per gli errori di battitura...


Ogni volta arrivo a Siracusa per parlarne male, l’animo gonfio di amarezza, delusione collera, disprezzo, e tutte queste cose ogni vola mi si il languiscono dentro e via via scompaiono per lasciare il posto alla tenerezza. Sono nella condizione umana di chi ha amato una donna, e la credeva carica di dolcezza, di languori, di malinconia e candore, e poi invece l’ha conosciuta traditrice e sporca, un poco ruffiana, preda di chi la pagasse di più e tutto il sentimento gli si è volto in odio, intenzione di trovarsela davanti e sputarle in faccia. E invece non è possibile poiché Siracusa è la mia adolescenza, cioè quell’età straordinaria e incantata dell’uomo quando, dalla fanciullezza si trascorre in un lampo alla gioventù, e improvvisamente le cose della vita appaiono tutte in una volta, proprio la vita si spalanca dinnanzi come se il tuo piccolo orizzonte fosse stato finora di carata e questa carta si stracciasse per tutta l’altezza del cielo e delle montagne, e di là apparisse un cielo veramente senza fine e montagne mai viste e città misteriose da conquistare: il piacere, l’amore, la libertà, la bellezza, la forza.

Così io fui a Siracusa in quei tre anni essenziali della mia esistenza e pur rivedendola ogni volta sfigurata, vecchia, devastata, con tutte le rughe che sono diventate piaghe, con tutti gli schifosi belletti, carne guasta, io vedo soltanto la ragazza che conobbi. Anzi soltanto il ragazzo che ero. Guardo la costa di Scala Greca e tuttavia non riesco a vedere i palazzi osceni che si stendono sul pianoro, gli orribili casermoni che schiacciano il promontorio, ma vedo soltanto la riva candida e deserta che conobbi, lo strapiombo bianco sul mare, e il mare così pulito, così trasparente e candido quel tratto si chiamava “l’acqua ‘e palummi”. Le rocce del fondo erano bianchissime, così frastagliate e taglienti che, nuotando sott’acqua, non potevano essere sfiorate, e tuttavia c’era una vegetazione di colori tenuissimi, quasi azzurra quasi rosa o gialla, talmente rigogliosa che stendeva dovunque un tappeto, e dall’alto delle rupi vedevi il disegno delle piccoli valli marine che via via si perdevano al largo. Nuotavi e i pesci ti sbucavano improvvisamente incontro da un anfratto o uno scoglio, migliaia in una volta come un lampo azzurro che ti sfiorava e subito spariva. Ora questo mare non ha più trasparenza, e del resto che potresti guardarci dentro? Pesci non ce ne sono più, le alghe sono morte per sempre, gli scogli sono soltanto lame di pietre annerite dal petrolio.

Cammino lungo il passeggio Adorno. La costa laggiù è devastata da capannoni industriali miserabili, ammucchiati alla rinfusa, depositi di laterizi, piccole costruzioni che sembrano brandelli di bidonville fin sulla riva, mucchi di rottami e spazzature.
La fontana Aretusa ha solo quattro steli di papiri al centro l’acqua della sorgente scorre grigia e deserta verso il mare. Il mare ha strane venature torbide, per tutta la vastità del porto.


Un piccolo piroscafo ansimante scivola verso la darsena, non c’è una barca o una vela per tutto il mare. Tutto è triste, sporco, inerte, e vedo invece questo porto come un lago immobile e azzurro, sul quale idrovolanti bianchi si posavano, con un ronzio da calabroni, le vele bianche e rosse vi correvano accanto, da una riva all’altra, fino alla foce dell’anapo con i boschi di papiri che arrivavano quasi sulla rena. UN bosco di papiri era anche la fontana Aretusa con i cigni che vi galleggiavano e migliaia di cefali d’ogni dimensione che risalivano dal mare per scivolare sui fondali d’acqua dolce. Poco più in là lo strapiombo della costa si affaccia su uno scoglio gigantesco. Ecco, da questo davanzale sul mare l’acqua appariva sempre immobile ed incredibilmente verde, quello scoglio, solcato da muschi e licheni, vi spuntava grigio come la groppa di un animale sottomarino. Bastava una brezza, un impercettibile incrinarsi del mare perché quel fantastico mostro trasalisse e quasi prendesse vita.

Si chiamava lo scoglio dei disperati poiché si diceva che quassù, si precipitassero coloro che avevano patito un tradimento d’amore. Ma in realtà i siracusano favoleggiano sulla loro stessa natura che era invece quiete e delicata, gli amori fatti di piccoli incantesimi, sguardi di occhi neri e l’animo così dolce e mansueto che non sarebbero mai uccisi per amore. La favola era però delicata, e il luogo così appartato e sognante, che era lecito fantasticarvi di grandi passioni. Ora lo scoglio ha perduto tenerezza verde, è la schiena mummificata di una balena. L’acqua grigia senza più erba sul fondo.

L’ufficiale sanitario dott. Mirone, che per alcuni mesi l’anno riveste anche a carica di medico provinciale, mia ha detto, che tutte le acque della costa siracusana sono inquinate da Augusta fino ad Avola: lungo la riva nord per gli scarichi delle industrie, e a sud dalla città per gli scarichi delle fogne. Giù oltre il capo Murro di Porco, oltre la minuscola insenatura Ognina, esisteva un piccolo golfo di bellezza senza eguali per la sua purezza, le colline dell’entroterra, grigie di ulivi, degradavano lievemente verso questo tratto di mare chiudendolo con un semicerchio di mandorleti. E, per tutto questo arco si stendeva una spiaggia di rena impalpabile e chiarissima che rendeva quasi bianca anche la trasparenza del mare. Fontane Bianche.
Non credo che esistesse in tutta la Sicilia un luogo dove il mare fosse altrettanto puro.
Qualcuno vi fece un piccolo stabilimento di baracche, poi un altro fece una casupola, un altro più ricco vi costruì una villa, centro metri più in là un’altra, poi dieci tutte in una volta, poi cento, cinquecento, migliaia.

Case, ville, palazzi, baracche, tuguri, una devastazione selvaggia, ognuno voleva la sua residenza marina quanto più vicina al mare, avvocati, medici, ingegneri, professori, giudici, architetti, commercianti, sensali, appaltatori, piccoli industriali, fu il festival ignobile della vanità borghese, ognun voleva anche che la sua casa fosse più alta e vistosa, con le ceramiche, le piante grasse, i cancelli, il garage, la terrazza, i termosifoni, la riva fu saccheggiata in un baleno, poi la lebbra si estese via via verso l’interno, scomparvero gli ulivi, i mandorli, non c’erano strade, non c’erano fogne, non c’era illuminazione, ma la devastazione sembrava inarrestabile, arrivarono anche i borghesi dall’interno della provincia, casa a Fontane Bianche divenne un distintivo di dignità civile, una forma di nuovo censo sociale, ognuno volle anche una barca, un motoscafo, un fuoribordo.

Sotto ogni casa c’era un pozzo nero per scaricare i rifiuti umani ed il liquame, gli edifici erano così vicino che spesso i pozzi neri si spaccavano ed entravano in comunicazione per crepe e fenditure. Quello che era uno degli angoli magici della costa siciliana venne distrutto. Sopra un termitaio, un viluppo ignobile di cemento; sotto una distesa di sterco che filtrava continuamente verso il mare.

Siracusa era una delle città più gentili e affascinanti d’Europa, aveva la malinconia di Venezia ma una luce più bianca, più alta; aveva il fascino delle città marine dell’Africa, ma era più candida e serena; aveva i resti mirabili del tempo greco, cioè l’investitura di una delle più grandi civiltà umana ed insieme però anche la grazie, le misteriose bellezze del seicento. E’ senza dubbio la città italiana che perduto la più grande occasione civile che, nella vita di una città, passa una volta ogni duecento o trecento anni. Perdonate la similitudine oscena ma soltanto dolorosa: Siracusa è una vecchia puttana sulla quale migliaia di sono accaniti con tutti i loro desideri più turpi, e le hanno contagiato tutti i loro orribili malanni, tutti i veleni. E’ malata per sempre. Il benessere l’ha fatta prostituire, le ha dato la sensazione di avere improvvisamente una ricchezza che non aveva mai conosciuto, e quindi l’ansia, una specie di pazzia, di godere di questa ricchezza prima che essa si palesasse un inganno. In realtà Siracusa era stata sempre povera, Mirabile e povera. Tutto per bene ma un po’ liso, rattoppato, con la malinconia e la dignità proprie dei poveri, i quali però non vogliono che altro se ne accorgano e li compatiscano. Il grande appuntamento mondano erano le feste classiche biennali, “edipo re”, “eschilo”, “euripide”, centomila forestieri che arrivavano con i cappelli di paglia, il re che arrivava con le gambette e si arrampicava al palco centrale sospinto per le natiche da prefetti pallidi di emozione.


Lo stabilimento balneare allo scoglio dei disperati, i bagni al lido Sacramento accanto alla foce dell’Anapo. Ci si arrivava con  i vaporetti bianchi dall’una sponda all’altra del porto, la squadra di calcio che infallibilmente batteva il Catania e rendeva felice una città, i caffè del vecchi centro, le sale da bigliardo come piccoli bagliori verdi nella straduzze medioevali, la messa della domenica con tutta la bene ordinata e in fila, il vestito scuro, le signore con cappelli a veletta, qualche timida villa sulle colline pietrose a nord dove una volta si estendeva la pentapoli, cinque città tutte insieme, un milione di abitanti, la più grande e potente città del mondo. La povertà, il decoro, la malinconia, i sogni.

Poi improvvisamente arrivò il benessere. Imprevedibile, secondo calcoli e speculazioni e diagrammi operativi a volte sordidi che partivano da migliaia di chilometri di distanza, e che i siracusano nemmeno intuivano. Così d’un tratto arrivò l’industri chimica: le ciminiere, le fiamme, i depositi, le petroliere, lo sviluppo frenetico delle iniziative, i trasporti, i servizi, le manutenzioni, le piccole industrie accessorie, i capitali sempre più vasti affluivano, il moltiplicarsi delle agenzie bancarie, dei posti di lavoro, degli alti salari, i nuovi commerci, i nuovi mercati.
Tutto accadde velocemente nel giro di pochi anni, quel mostro industriale sembrava non dovesse cessare mai di crescere, era una specie di cancro che si gonfiava sempre di nuove cellule per tutto l’immenso golfo da scala greca ad Augusta, un bisogno inesauribile di cemento, mattoni, ferro, asfalto, muratori, carpentieri, impiegati, camion, manufatti, tubi, personale specializzato. Al di là di quella che era la trasformazione ecologica del territorio di cui allora non si aveva nemmeno chiaramente concetto, era una realtà di migliaia di miliardi di cui solo una percentuale andava ai siracusani; ma basava perché improvvisamente una società povera e dignitosa fosse repentinamente stravolta da nuove necessità, ambizioni, avidità, desideri: anzitutto la casa per migliaia e decine di migliaia di immigrati, e per decine di migliaia di indigeni che volevano fuggire dai vecchissimi, traballanti palazzi del centro. E con le case i negozi, i commerci, i servizi, i cinema, gli impianti sociali, le chiese, i teatri, le ville al mare, le automobili, gli alberghi, gli stabilimenti balneari.


In quel tempo Siracusa era quasi tutta concentrata nell’antica isola di Ortigia dove esisteva l’essenziale, le residenze di prestigio, gli uffici, i negozi. Poi c’era la cosiddetta borgata, cioè un’appendice povera, quasi paesana, che arrivava fino al grande tempio si Santa Lucia, alla favolosa Villa Politi, ed alla cavità del teatro greco. Al di là il deserto, cioè un immenso pianoro lungo tutto lo strapiombo della costa, fino al dirupo marini di scala greca. Qui si sarebbe potuta costruire la nuova grande Siracusa, la città più moderna d’Italia, i grandi viali collegati da giardini e piazze,il lungomare panoramico, i centri commerciali e direzionali, le scuole. Era necessaria una mente lucida e, civile che avesse fantasia e amore per immaginare questa nuova splendida città.

Invece tutto accadde orridamente: i palazzi cominciarono a sorgere a mucchio prima ancora che ci fossero le strade, anzi le strade alla fine furono solo budelli vuoti fra un groviglio di palazzi, sempre più alti. Non si lasciò spazio per il verde, perle fognature, per i parcheggi, per i servizi. Nelle città del West, quando arrivava la moltitudine di colonizzatori, qualcuno almeno stabiliva: qua l’ufficio dello sceriffo, là il saloon, da questa parte le stalle per le diligenze, dall’altra la banca, questo spazio l’immondezzaio, quello per il cimitero, quell’albero per impiccare i ladri di cavalli quella baracca per l’ufficio del giudice, laggiù il bordello in modo che non si veda troppo, e al centro la chiesa. In mezzo a tutto una strada larga venti metri con una canaletta perché possano scorrere la pioggia e la pipì dei cavalli. A Siracusa nemmeno questo. Lungo l’ara che dalla zona archeologica sale fino al pianoro di scala greca, è sorta una mostruosità urbanistica. L’industria chimica sulla costa appare un cancro divorante, però concepito secondo misura logica, magari con diligente cinismo. La nuova rete urbanistica di Siracusa è un cancro di pietra e cemento, un ammucchiarsi di cellule impazzite per stupidità. In mezzo a questa definitiva devastazione sta per essere oramai soffocata anche la cittadella dello sport, l’unica autentica opera civile di livello europeo che Siracusa si sa saputa dare in questi ultimi anni. Ma in realtà fu il piccolo sogno realizzato da un uomo solo, Concetto Lo Bello, e quando in cima alla collina si levò la sagoma esile del trampolino, lo accusarono persino di avere deturpato gli orizzonti fatali di Ortigia. Già alle spalle centinaia di ruspe scavavano selvaggiamente fondamenta e fondamenta, spesso così vicine che gli ordigni si azzannavano come bestioni.

il siracusano vive in una città dove non esiste un albero, e per percorrere tre chilometri in auto ci vuole mezz’ora, e non c’è un posto dove archeggiare la vettura notte e giorno, e la sera quand’è scirocco l’aria diventa amara, si può masticare, gravida di infestazioni di particelle chimiche, ossidi, fluoro, azoto, zolfo, carbonio, polveri che svaporano da quelle migliaia di luci, quelle decine di altissime fiamme che per tutto l’arco marino fino ad Augusta. Il mare di Siracusa, il mare di tutte le leggende, il più trasparente e chiaro del sud, è quasi morto oramai. La vecchia isola di Ortigia con le stradine segrete, i suoi palazzi incomparabili, il rumore del mare, l’odore profondo del mare in ogni vicolo, le sue splendide facciate gialle volete verso il tramonto, è stata abbandonata da oramai. Era più malinconica e affascinante della giudecca veneziana, e non c’è più quasi nessuno. Appena cala la sera ogni luce si spegne, le vie diventano prospettive deserte, le grandi piazze sono solo spazi per il vento marino, il duomo con le colonne dell’antico tempio di Minerva, emerge nella luce dei riflettori come un fantasma, anche qui, sa qualche parte ci deve essere qualche giorno della mia adolescenza, ma non lo trovo …  E tuttavia la nostalgia mi rode, continuerò a cercare ….

mercoledì 28 marzo 2012

Occupy Vermexio


Quando confrontate le condizioni di vita e dei servizi della nostra città, non si può non affermare che essa sia retta da perfetti incapaci. E' fin troppo palese il disinteresse con cui gli amministratori locali hanno trattato e trattano la città. A parte alcuni interventi passati come diverse opere di riqualificazione (certamente frutto di buona volontà e impegno), la quantità dei disservizi e le assurdità che vediamo giornalmente è fin troppo enorme.

Inutile elencare tutte le opere pubbliche abbandonate, le strade non manutenzionate o il degrado di certe zone, li conosciamo. Ciò che diviene problematico è affrontare i problemi così grandi e gravi in modo da ribaltarne l'odierna situazione. Ma per fare ciò ci vorrebbero persone realmente capaci e motivate e una visione d'insieme che appare del tutto utopica.

Quando rifletto sui problemi della nostra città rifletto a come essi inevitabilmente ricadano su ogni azione quotidiana. Sugli alti tassi di disoccupazione, sulle imposte comunali, sull'assenza di mezzi pubblici o su quel senso di fatalismo che ci pervade ogni qual volta speriamo in un mutamento. Ma tutto potrebbe avere dei risvolti imprevisti che vi fosse uno scatto d'orgoglio, una reale volontà popolare di ribellarsi allo status quo delle cose. Quando si leggono gli stipendi da sogno dei dirigenti comunali, rapportati al tenore di vita della maggioranza dei cittadini, ci si sente presi davvero in giro. Ma davvero siamo così stupidi da tollerare alte paghe a persone che non fanno il loro mestiere? Davvero permettiamo che i consiglieri comunali abbiamo uno stipendio a fronte di un'imbarazzante incapacità che fin troppo spesso li qualifica?

Per modificare ciò sarebbe utile prendere coscienza dell'enorme presa in giro che subiamo, dovremmo conoscere meglio i fatti, ma soprattutto i misfatti perpetrati a nostro danno: vi dice nulla il villaggio alla Pillirina? O le costruzioni a ridosso delle mura Dionigiane? Chi amministra la città fa i nostri interessi o quelli di pochi privati? Se queste domande davvero circolassero tra le persone, comincerebbero ad apparire in città striscioni di lamentela, rivendicazioni legittime e sit in di protesta. Invece ci si riunisce per passeggiare o si leggono solo gli striscioni che invitano ad andare allo stadio...

Nascerebbe così un movimento spontaneo, come quello americano che farebbe riflettere un po' tutti su come siamo giunti a questo proprio a causa del nostro menefreghismo. In internet ci si organizzerebbe in un numero sempre crescente di attivisti che toglierebbero il sonno dei tranquilli amministratori e del sindaco in primis. Spunterebbero crescenti azioni di protesta, nelle piazze e nelle vie finendo col definirsi un movimento di cittadini che invaderebbe pacificamente il Vermexio: Occupy Vermexio si chiamerebbe. E gli slogan americani rimbalzerebbero anche a piazza Duomo: "noi siamo il 99% loro l'1", oppure "ridateci la nostra città"...

Una protesta più seria di quella dei Forconi, più sentita e magari composta da persone consapevoli: studenti, cittadini e pensionati stanchi di pagare loro il disinteresse e l'inefficienza di altri. E forse solo dopo aver bloccato gli edifici pubblici, aver protestato contro i singoli provvedimenti e le tasse della vergogna, magari qualcosa potrebbe mutare. Improvvisamente i dirigenti strapagati del comune farebbero il loro lavoro e si occuperebbero di risolvere certi problemi, pressati come sarebbero da un'opinione pubblica che li lincierebbe in caso contrario: si avvierebbe la raccolta differenziata, pagheremmo meno TARSU, ci sarebbero meno ingorghi e via discorrendo...

Ma in fondo il nostro individualismo è la loro fortuna, la nostra disunità, l'apatia e la rassegnazione sono i mezzi con cui questi signori proseguiranno a lungo indisturbati la loro squallida esistenza. E noi dal canto nostro continueremo a lamentarci senza che nulla concretamente cambi.

mercoledì 8 febbraio 2012

L'inevitabilità della bicicletta


Da qualche mese ho sposato la filosofia della Decrescita Felice, un concetto cui dedicherò un post in futuro. Tra i cambiamenti che ho adottato vi è l'uso della bicicletta per spostamenti di quartiere: comprare il pane, fare la spesa, andare in palestra ecc. Per fare ciò ho munito la mia bici di tutto il necessario affinché possa divenire uno strumento comodo. Così ho montato dei parafanghi, una luce posteriore di sicurezza e un utilissimo cestino portapacchi. 
L'idea di questo cambiamento è nata dopo un viaggio in Olanda, paese dove la maggior parte degli spostamenti avviene in bicicletta. Uno spostamento agevolato soprattutto dall'assenza di salite e da strade dedicate, perché nella maggior parte del tempo il clima è freddo, piove o c'è vento. Eppure per le strade vedi più biciclette che auto. Per questo la vita degli olandesi è scandita da spostamenti meno stressanti. 

Memore di questo stile di vita da qualche mese ho iniziato anche io a fare lo stesso. Mi sono chiesto: perché in una città come la nostra, non sia possibile attuare ciò? Tra l'altro non abbiamo le stesse temperature e la neve... 

La cosa che ho notato è che l'uso della bicicletta, per fortuna, si sta diffondendo a causa del costo della benzina. Sempre più spesso si vedono persone usarla. Tra l'altro i tempi necessari per giungere da un punto all'altro, se parliamo di pochi chilometri, è equivalente a quello dell'auto. Non esistono problemi di parcheggio e si arriva direttamente davanti al luogo di destinazione. Ci si accorge anche di come siamo disabituati al movimento perché le prime volte ci si sente stanchi pur avendo fatto pochi chilometri.

Tuttavia si notano anche le enormi difficoltà. La bici non è considerato un mezzo di trasporto, semmai un passatempo, per questo motivo la gente ti guarda stranita... Tra le strade devi essere abile a destreggiarti nel traffico perché le auto si rapportano ad altre auto, ovviamente. La bici non ha mai precedenza, quando altrove è valorizzata. Non ci sono piste ciclabili, quindi non ci si sente sicuri tra le auto, le strade sono delle gruviere e non esistono posti per legare la bici. Sicché un vantaggio diviene uno svantaggio.

In una città come la nostra che non ha mai concepito il trasporto su bici se non per rubare soldi alla collettività, come il sistema gobike, la vita non è affatto facile. I sindaci che si sono succeduti non hanno mai pensato a questo mezzo di trasporto in termini reali. Non è possibile andare ad una fermata dell'autobus e lasciare la bici, non ci sono rastrelliere, non ci sono spazi dedicati: nulla.

Ma questa grave carenza non deve scoraggiare. La benzina a 1,7 euro al litri è la manna dal cielo per chi ancora non ha raggiunto la consapevolezza del cambiamento. Nel tempo il singolo stile di vita può divenire uno stile di vita imitato, condiviso e sempre più diffuso. Spiegare i vantaggi agli altri e mostrarli permetterà l'avvio di un processo inevitabile. E i futuri sindaci, di sicuro saranno costretti a tenerne conto...

sabato 17 dicembre 2011

Ottima idea arcivescovo!




Qualche giorno fa sono rimasto basito leggendo la prima pagina di Corriere.it, quella dove si parlava della polemica in merito al cardinale Law. Non credo sia necessario raccontare nuovamente i dettagli della questione, i lettori di internet sono parecchio aggiornati, contrariamente al resto della popolazione... In effetti l'invito di un ex arcivescovo che pare abbia coperto centinaia di casi di pedofilia di preti in Usa, è certamente inopportuno. Questa inopportunità l'ha ribadita don Fortunato Di Noto, che di casi di pedofilia è purtroppo al corrente, ma anche da coloro che normalmente si informano. Ciò che stranizza è la reazione candida del nostro arcivescovo Pappalardo che ha semplicemente spiegato al Corriere d'aver ricevuto un'ottima accoglienza da Law e ha così ritenuto opportuno ricambiare l'invito.


La mia personale convinzione in merito a questi fatti, è che all'interno della Chiesa sussista un eccesso di carità cristiana verso chi commette "peccati". Non si tratta solo di ignorare i reati di pedofilia, ma anche di passare sopra a connessioni con la mafia, con la camorra, o con le dittature militari di altri paesi: come ampiamente avvenuto nel recente passato. La Chiesa minimizza sempre e difende senza mai curare con fermezza certe assurdità, salvo sentirsi costretta a farlo. Così dall'ambiente ecumenale a quello della società italiana il passo è breve, essendo la nostra cultura del tutto intrisa di fede cristiana; per questa ragione non stupisce il perdono della società verso le ruberie, gli scandali sessuali e le condotte inopportune... D'altronde siamo stati capaci qualche anno fa di accogliere l'appello del Santo Padre per attuare un mega indulto. Di cosa ci stupiamo?


Tra i fedeli vi sono coloro che considerano queste affermazioni come mere illazioni, molti altri ignorano il problema perché disinformati, altri ancora minimizzano sempre e comunque: così la festa è andata avanti... Una folla di fedeli, come sempre, si è riversata alla celebrazione del 13 dicembre, ma a nessuno di loro è passato per testa la commistione indiretta con gli abusi. Si, è vero che alcune associazioni hanno distribuito volantini di protesta, è vero che il cardinale non ha sfilato in processione. Ma la cittadinanza tutta, ha taciuto! Nessuna reazione decisa (io avrei disertato, come d'altronde ho fatto) perché gli abusi della Chiesa cancellati dalla memoria sono una vergogna di certi ambienti ecclesiali ma soprattutto della molteplicità dei fedeli. Il loro silenzio condanna coloro che fino ad oggi portano nel corpo i segni della violenza subita e con il loro silenzio perpetuano un atteggiamento assurdo.

In ogni caso ottima idea arcivescovo, in fondo quasi nessuno a Siracusa ci ha fatto caso!!

lunedì 31 ottobre 2011

La semi-civilizzazione di Siracusa

Se facciamo un balzo indietro nel passato prossimo della nostra città, ci verranno in mente moltissimi episodi occorsi e tantissime cose, che oggi rispetto a ieri, sono cambiate. Volendo tralasciare ciò che si perpetua senza fine, il cui elenco sarebbe davvero lungo, mi piacerebbe soffermarmi su ciò che inevitabilmente ha semi-civilizzato il cittadino medio di Siracusa. Vi sembrerà forte la parola “civilizzare”, ma credo che essa sia la più appropriata, quella che va a legarsi al concetto di senso civico e alla coscienza comunitaria. Che l'anarchia e l'assenza di vere regole abbia segnato il carattere dei siracusani negli anni è risaputo, tuttavia qualcosa è davvero mutato…
In passato si era abituati ad andare in Ortigia in auto, nel senso che si entrava e si parcheggiava sino a piazza Duomo in auto. Oggi con la pedonalizzazione del centro storico ci siamo abituati, a forza di cose, a parcheggiare da qualche parte e ad arrivare a piedi sul posto; è stato doloroso e scocciante, ma alla fine ci siamo abituati e oggi la cosa rientra nella normalità.

Come tutti gli adolescenti anche io avevo un motorino, e come tutti mi sentivo a disagio utilizzando il casco: perché era più figo fare così. Questa idea idiota era talmente radicata che non bastavano i sequestri temporanei del mezzo per togliercela dalla testa: era così punto e basta! Ma giunto al secondo sequestro anche le mie resistenze e il senso della vergogna cedeva, per questa ragione cominciai a mettermi il casco: per evitare altri sequestri non perché mi fossi convinto che fosse giusto. Solo l'età “matura” mi ha tolto ogni dubbio: il casco serve, eccome! Ma da allora ad oggi è cambiata una cosa importante in città, è finita l'epoca dei bulletti con la marmitta truccata e senza casco. I minorenni di oggi sono sempre rincoglioniti dal trasbordare dell’effimero ma il casco lo mettono, forse perché i controlli sono stringenti e la mentalità è diventata diversa, ma lo mettono. Stessa cosa per la cintura di sicurezza, anche se meno diffusa dell'abitudine del casco è più presente anche in città.

Fino a qualche anno a si costruivano ville abusive, si chiudevano verande e si tagliavano pilastri con nonchalance. Ma da quando alcune ville sono state realmente demolite o sono stati bloccati i lavori ed è partita una denuncia per abusivismo, il fenomeno è parecchio diminuito. Oggi si rischia tranquillamente che un vicino chiami i Vigili Urbani per denunciare l’abusivismo. Così si evitae si rientra nelle regole “civili”.
Ma anche il gusto estetico delle case si è civilizzato. In Ortigia è partito l'effetto-gara per mantenere al meglio la facciata della propria casa, magari aggiungendo delle piante ornamentali oppure sostituendo infissi e ristrutturando le facciate. Per non parlare dell'effetto traino delle ristrutturazioni di locali, bar e pub sempre più "infighettati" da uno stile minimal proprio come avviene nelle grandi città.

Negli ultimi anni il contatto con le altre realtà, la possibilità individuale di viaggiare e confrontarsi ha smosso le coscienze. Molti ragazzi grazie all’università, al lavoro fuori sede e al turismo, hanno compreso quanto siamo imperfetti, quanto siamo incivili. E in questo processo di progressiva apertura qualcosa muta realmente, anche se restano ampie sacche di “barbarie” e ignoranza cronica. Se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, potremmo dire che la città ha fatto un grande balzo in avanti. Essa è passata da una città totalmente provinciale, come avveniva già vent’anni addietro, ad un qualche livello di consapevolezza.
Stupisce riscontrare quanto sia mutata la sensibilità delle persone verso il territorio. Se si pensa al successo delle manifestazioni del movimento SOS Siracusa in difesa della Pillirina, un enorme opera di consapevolezza è arrivata! Ma anche alla partecipazione crescente verso le associazioni ambientaliste e culturali…

Ovviamente la nostra città resta un “paese per vecchi” una realtà priva di tante forme di svago culturale e non, che appunto costituiscono il tessuto della civiltà all’interno di una comunità. I problemi sono tanti, indubbiamente, e proprio la scarsa consapevolezza e il senso civico sempre egoisticamente ininfluente, costituiscono lo scoglio più grande per dare un senso di svolta. Ma la realtà è questa, a volte squallida, a volte parassitaria e incivile, ma è pur sempre un processo umano che muta – se lo si vuole – attraverso la consapevolezza individuale di ognuno di noi.

sabato 8 ottobre 2011

Il piacere di vivere nell'anarchia

Uno degli aspetti divertenti della nostra città è senza dubbio il forte senso di anarchia cui ogni concittadino è intriso. L'esempio più evidente lo si appura nel comportamento individuale per le strade: parcheggi in doppia o tripla fila, in divieto di sosta o di fermata, mancato rispetto del semaforo, delle strisce pedonali e così via... In fondo questa "anarchia" ci permette di parcheggiare davanti ad un negozio senza cercare un posto: pazienza poi se qualcuno suonerà incessantemente perché non può passare con l'auto, l'importante è aver fatto ciò di cui avevamo bisogno! Quale soddisfazione poi arrivare in Ortigia in moto violando un senso vietato o beffando l'isola pedonale sol perché abbiamo preso una via secondaria? E poi, quanto è facile abbandonare la spazzatura per strada perché il cassonetto è lontano, o gettare una sigaretta perché il prossimo cestino - vai a trovarlo - ci costa una fatica che non vale la pena fare...
Ma volte in maniera inattesa giunge la sorpresa. Laddove per anni prendi un autobus urbano senza biglietto ti spunta il controllore che ti fa la multa, oppure la polizia ti ferma perché senza la cintura o i Vigili Urbani perché in divieto di sosta e via discorrendo... In quei casi ti senti defraudato di qualcosa, del diritto d'essere te stesso e di fare come hai sempre fatto e come, soprattutto, fanno tutti. Così scatta la scusa, il minimizzare i fatti, lo scaricare le colpe alla rigidità del poliziotto, alla deficenza del sindaco o al vittimismo da pezzenti.
Nell'anarchia siamo cresciuti pensando che potesse portare giovamento ai nostri ritmi di vita e quando ci hanno imposto di parcheggiare correttamente per andare in Ortigia, ci siamo lamentati perché scomodo. Ma perché è scomodo mantenersi nelle regole? Perché è scomodo gettare la spazzatura in orario anziché fuori rischiando la multa? Perché le regole se rispettate sono realmente scomode, perché chi ci amministra ci rende la vita più difficile nella legalità che nell'illegalità. Per questa ragione se parcheggi in Ortigia correttamente e sei costretto a fare molta strada a piedi, ti lamenti, perché dovrebbero esserci gli autobus gratuiti. Se vuoi gettare rifiuti incombranti, anziché attendere la notte quando nessuno ti vede, dovrebbe esserci un servizio gratuito di raccolta, che non esiste. Oppure dovremmo ottenere degli sconti sull'immondizia riciclata e non farci prendere in giro dai cassonetti della plastica vetro e carta puntualmente riuniti a fine giro. O magari dovremmo trovare un autobus che funziona al posto dell'auto, un parcheggio anche a corso Gelone invece di girare due ore...
In fondo l'anarchia di cui siamo intrisi è quel senso di sopravvivenza che adottiamo per reagire all'incapacità amministrativa di pezzenti che gestiscono indisturbati il patrimonio comune.

Concludo citando un episodio letto in questi giorni su La Sicilia che riguarda un lampione in via Sardegna girato dal lato della strada a quello di un cortile privato. Il cortile è di proprietà di un consigliere comunale che attaccato da un altro consigliere ha reagito: "questa è diffamazione!". A Siracusa può accadere anche questo che una strada pubblica venga lasciata al buio per il capriccio di un consigliere in conflitto di interessi e di dignità.