domenica 30 ottobre 2011

Joe Schittino


Avevo sentito parlare di Joe tre lustri addietro, tramite i racconti di amici e le memorabili apparizioni in TV; sicché quando lo conobbi scoprii le qualità affabili di ironico conversatore e fine letterato, qualità apparentemente celate dietro una cortina austera di timido enfant prodige: «Ai tempi del Costanzo mi chiamavano erroneamente Schettino, e oggi che nessuno inciampa più sulla vocale considero le due persone del tutto diverse...» Di questi ricordi ormai lontani, Joe mostra un presente assai diverso: quello d’un compositore e d’un musicista dalle idee piuttosto chiare. Egli ama parlare molto di sé, delle sue composizioni in giro per l’Europa e dei crescenti successi personali. Nel 2006 grazie all’incontro con Mario Filetti nasce la “Glogassonic Band”, una formazione strumentale e vocale fondata per eseguire le sue opere: in breve tempo il numero dei suoi componenti cresce, trasformando la Band in una piccola orchestra, la “Glogassonic Chamber Orchestra”. Gli chiedo subito il perché di questo nome: «…perché la Glogassonic è l’unica orchestra regolare dello Stato della Glogassònia, una nazione (immaginaria) di cui io ne sono ambasciatore.» La sua musica infatti è conosciuta soprattutto all’estero e quasi ignorata in Italia (eccetto in Glogassònia ovviamente) dove si considera con troppe riserve la musica contemporanea. Tuttavia il gruppo ha già suonato al “Bellini” di Catania e all’Ibsenear Festival di Siracusa, per non parlare degli indimenticabili concerti in a Cipro. Inoltre grazie alla collaborazione con Klaus Rohleder, uno dei più rappresentativi drammaturghi contemporanei tedeschi, ha composto (su libretto di Rohleder) l'opera La Neuberin diffusa in Germania grazie ad una serie di concerti dedicati: «Il pubblico sembra essersi abituato alle follie musicali del novecento e alle composizioni dissonanti prive d’emozione. Per questa ragione la gente non segue più la musica di un certo livello, perché essa è troppo distante dal cuore delle persone. Con le mie composizioni invece cerco di avvicinare il pubblico, superando gli schemi rigidi della musica classica e le sperimentazioni dell’avanguardia accademica…»

La sua musica è un gioco teatrale ora ironico ora paradossale, trasmesso con un linguaggio di ampia accessibilità in grado di stupire qualsiasi uditore. Si prenda ad esempio il Minuetto della Tosse, pezzo “cult” della band eseguito a Catania dal Delta Saxophone Quartet ed a Londra presso la Kingston University: chiamato così perché ad un certo punto i musicisti cominciano a tossire nervosamente. Questa “trovata” infatti unisce la sperimentazione musicale al concetto liberatorio della tosse, solitamente considerato come un elemento di mero disturbo. Oppure l’ipotesi tuttora irrealizzata di far suonare una sua opera da tre anziane donne completamente nude: un richiamo dadaista che tuttavia riflette l’eccentrica personalità di Joe, sempre protesa agli ossimori dell’esistenza: ironia e tragedia, classicismo e modernismo, seriosità e provocazione; aspetti duali di una persona che non finirà di stupire il crescente pubblico che avrà il privilegio di assistere ad un suo concerto.


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