martedì 17 novembre 2015

Nepal 2015: arrivo a Kathmandu (primo giorno)

Un negozio di alimenti a Kathmandu
Giovedì 16 aprile 

Siamo atterrati all'aeroporto internazionale di Kathmandu in un annuvolato pomeriggio. Durante l'atterraggio, lo scorcio della catena himalayana che appariva a sprazzi nel grigiore delle nubi destava non poco stupore. Non era solo lo spettacolo portentoso della catena, quanto l’altezza delle vette innevate.

Kathmandu dall'aereo (foto di Enrico Furia)
Le prime sensazioni
Quando arrivi in aeroporto l'impatto è subito sconvolgente. La nostra abitudine agli standard estetici e qualitativi delle strutture occidentali mal si abbina ad un edificio vecchio e squallido come quella di Kathmandu. Il bagno dell’aeroporto in cui sono entrato dava la misura della cura e dell'igiene che dovevo aspettarmi nel paese. I servizi igienici erano vecchi, malandati e sporchi di uno standard mai visto in nessun aeroporto. 
Superati i controlli doganali siamo usciti all’esterno dove abbiamo trovato l'autista che ci avrebbe accompagnati in albergo. Con mio stupore l'area intorno al terminal arrivi era piccola e affollata di gente, essendo una capitale mi sarei aspettato qualcosa di più grande invece le dimensioni erano paragonabili a quelle di un aeroporto italiano secondario. Nel parcheggio antistante le auto erano parcheggiate alla meno peggio non solo perché vi erano molti posti liberi ma anche perché il primo che arrivava trovava la posizione migliore. Un po’ più lontano qualche autobus aspettava l’arrivo dei gruppi organizzati e inconsciamente il fatto d’essere privi di un gruppo di riferimento mi faceva sentire spaesato. Quando arrivo in località nuove reagisco sempre così, il mio inconscio cerca degli appigli rassicuranti ad una situazione nuova, poi dopo essermi abituato tutto assume un sentimento diverso.
Nonostante fossimo arrivati il nostro autista non si decideva a partire perché aspettava un altro cliente, così mi presi il tempo per andare a prelevare i soldi al primo bancomat che trovavo. Girai un po’ ma a quanto vedevo c'era solo un cambiavalute.


Il percorso dall'aeroporto all'hotel, posto al centro della città nel quartiere Thamel, mi ha subito proiettato in una realtà totalmente diversa da quella cui sono abituato. Sono diversi gli elementi che mi hanno colpito. L'auto del taxista, una vecchia Mazda sporca e malandata, la condizione delle strade e degli edifici (da terzo mondo), il traffico caotico e rumorosissimo nonché la polvere e la sporcizia. Questi aspetti potrebbero sin da subito apparire come negativi, ossia l’immagine squallida di un paese sottosviluppato, ma con il trascorrere del tempo ciò è diventato un elemento di fascinazione che descriverò man mano.
Il percorso per raggiungere il nostro hotel ha necessitato di quasi mezz’ora più che altro perché il traffico è eccessivo e privo di una qualche forma di regolamentazione. L’aspetto che balza subito all’occhio è l’assenza di semafori sostituiti da alcune rotatorie, l’assenza di strisce orizzontali e uno smog ad alti livelli. Difatti una delle prime frasi che ci siamo scambiati con Enrico è stato che a Kathmandu non era possibile usare la bicicletta. Prima di partire infatti avevamo pensato di affittare le biciclette per andare in qualche località vicina, ma pur avendo esperienza col traffico della mia città, mi sono reso conto che in quelle condizioni il tentativo sarebbe stato troppo pericoloso. 

L'edificio in costruzione di fronte al nostro albergo
In albergo
L’albergo si trovava in una traversa fangosa a causa dei tanti lavori edili in corso. Di fronte si stava costruendo un edificio dalle fondamenta e a lato se ne stava ristrutturando un altro. Per quanto all’esterno si percepisse un senso di caos all’interno l’hotel era accogliente, la nostra stanza era piuttosto spartana, come tutte le stanze che abbiamo scelto in Nepal dato che non avevamo alcun bisogno del lusso. 
Sfruttando il wifi Enrico ha subito inviato un messaggio ad un couchsurfer nepalese che aveva precedentemente contattato. Egli aveva risposto subito dicendo che sarebbe arrivato in hotel nel giro di mezz’ora. 
Nel frattempo ho gettato uno sguardo dalla nostra finestra all’edificio in costruzione. Era curioso vedere lavorare i muratori poiché le tecniche costruttive sono uguali alle nostre (in cemento armato) ma con standard di sicurezza assai bassi. La costruzione era ancora ferma al pian terreno e si stavano elevando i primi pilastri. I muratori però lavoravano con le ciabatte e senza alcun dispositivo di protezione. Si arrampicavano tranquillamente nelle tavole di legno percorrendole in equilibrio mentre dall’alto il capo squadra guardava con sguardo severo il gruppo al lavoro.

La nostra guida, Haren
Haren è un ragazzo di trent’anni dallo sguardo pulito e sincero. Egli era venuto con lo scooter prestatogli da un amico e contrariamente a quanto mi aspettavo il suo aspetto era dignitosissimo. Questo pregiudizio era sorto dal fatto che Enrico mi aveva raccontato di lui come di un disoccupato che cercava un lavoro nella capitale, dato che la sua famiglia proveniva da un villaggio vicino. Era una persona semplice, d’una semplicità genuina tanto rara a trovarsi nelle persone: almeno alle nostre latitudini. 
Essendo ormai pomeriggio inoltrato ci ha condotto per le vie del centro dove avremmo trovato un posto per mangiare. A quell’ora le ultime luci del crepuscolo si erano presto sostituite al buio della notte che anche al centro di Kathmandu diventava assai evidente. Le strade infatti erano appena illuminate dalle poche luci elettriche di qualche lampione pubblico o da quelle provenienti dai negozi aperti. Ciò rendeva le strade particolarmente oscure e per questo l’impressione immediata era quella di dover temere un agguato. In realtà, almeno per le vie del centro, questo problema non sembra esserci anche se Haren ci ha detto che dopo le nove di sera chiudono tutti i negozi e la gente va a casa. E in quel momento si potrebbe rischiare di incappare in uno scippo. Tuttavia superata una spontanea resistenza iniziale ci siamo resi conto che i nepalesi sono un popolo molto tranquillo. Mai, durante l’intero viaggio abbiamo avuto la percezione di trovarci in un luogo poco sicuro e per questa ragione non ebbi alcun problema nel mantenere lo zaino in spalla pur con la reflex e il portafogli.

Enrico (a destra) con Haren (al centro) durante la cena nepalese
La cena nepalese
Una delle richieste che abbiamo fatto ad Haren è stata quella di cenare assaggiando un piatto nepalese a buon mercato. Per le vie di Kathmandu non bisogna immaginarsi la presenza di locali con tanto di insegna, si anche quelli ci sono e difatti sono rivolti ai turisti più sprovveduti dove la qualità del cibo è inferiore e i prezzi maggiorati. Pertanto identificare un luogo dove mangiare necessita di una guida locale. Haren infatti si è fermato in una caotica piazzetta accanto al carretto di una signora che arrostiva della carne di bufalo. In Nepal, proprio come in tutti i paesi a maggioranza induista non si mangia carne di mucca, perché ritenuto un animale sacro, così si utilizza il bufalo. Sulla brace stava cucinando degli spiedini e anche se avrei preferito evitare la carne, ho assaggiato una certa difficoltà i bocconi, non perché il cibo non fosse buono, tutt'altro, ma essendo particolarmente piccante ci ha dato parecchi problemi. Il costo, manco a dirlo, era l'equivalente di alcuni centesimi di euro. Tuttavia restava ancora un po’ di appetito e per questa ragione Haren ha trovato un localino in cui non avremmo mai messo piede da soli. Si trattava di un negozio piccolissimo ma anche sporchissimo, una stanzetta appena con a centro un tavolo e delle panchine. All'ingresso il proprietario cucinava la più tipica delle specialità nepalesi, i momo. I momo sono dei ravioli con farina d’orzo cotti al vapore e ripieni di carne, patate o verdure. Tra tutte le pietanze nepalesi è l’unica di cui ho un chiaro ricordo, forse perché non è affatto piccante e per questa ragione per noi era la salvezza. Scopriremo poi, nel corso del viaggio che i momo si cucinano anche fritti... Durante la cena ci veniva offerto anche del tè su dei bicchieri di metallo, tipicamente usati in tutto il Nepal. Sembra curioso che non si utilizzi il vetro o la ceramica, a cui siamo normalmente abituati. Difatti il contatto con la bevanda calda determinava una certa difficoltà nel maneggiare il bicchiere, facendomi riflettere su un aspetto a cui non avevo mai fatto caso, l'isolamento che crea il bicchiere di vetro.
Abbiamo ringraziato più volte Haren, perché ci aveva portati esattamente dove speravamo di andare.

I momo
Durbar square di notte
Ormai sazi, Haren ci ha portato a Durbar square, la piazza principale di Kathmandu, il luogo dove si concentra il potere politico e religioso. Tuttavia essendo notte si distingueva poco la monumentalità e la bellezza dell’area. Mi è parso incredibile che una piazza sito UNESCO non avesse neanche un minimo di illuminazione atta a valorizzare i suoi monumenti. Difatti era impossibile fare delle foto perché sembrava di percorrere un luogo in cui sia saltata l'illuminazione pubblica a causa di un black out. 
Dopo aver attraversato l’area, che in effetti non è una vera e propria piazza ma un complesso di vie che sfociavano in una piazza dove in genere si tiene il mercato e a quell’ora era piena di gente al passeggio. Ci siamo fermati godendo la bella atmosfera rilassata quando si sono avvicinati due bambini di nove anni (l’età l’abbiamo chiesta) che avevano in mano avevano un termos. Haren ci ha detto che era del te, e anzi ci ha chiesto se ne volevamo un po’. Io avevo dei dubbi, dato che in Nepal è necessario adottare delle cautele riguardo al cibo non cotto e all’acqua. Ma Enrico mi ha ricordato che quell’acqua era bollita e che pertanto non vi era nulla da temere. Con nostro stupore è stato Haren ad offrircelo, un gesto che evidenzia quanto i nepalesi siano ospitali e gentili, dato che anche in futuro riscontrerò lo stesso comportamento... Ma da una persona disoccupata come Haren, quel gesto assume un valore maggiore, vedendo anche le grandi discrepanze di tenore di vita. Quel gesto mi ha ricordato ciò che inconsciamente facciamo in Sicilia, quando ci si impunta nel voler offrire qualcosa  allo straniero in visita sol perché è stato un piacere trascorrere la serata con lui.  

Qualche domanda sul Nepal
Approfittando della presenza di Haren abbiamo rivolto alcune domande sul Nepal, soprattutto sul sistema delle caste, che anche se non ufficialmente, è ancora presente nel paese. Egli ha detto che nella vita di tutti i giorni non costituisce un problema, salvo poi riapparire in caso di matrimonio con una donna di casta superiore. Tuttavia approfondendo l’argomento in un articolo che descrive la condizione delle caste in India, mi sono reso conto che il suo punto di vista era relativo. Il vero problema di casta è forte soprattutto per gli ultimi, i cosiddetti “intoccabili” e i fuori casta. Queste persone vengono in genere discriminate, ma in Nepal non ho avuto modo di riscontrare questa realtà. Non ho mai visto condizioni di povertà estreme, ciò che si immagina di questi paesi dove la gente muore davvero di fame, in Nepal apparentemente il fenomeno non è palese. La gente in media non ha molti soldi, tira a campare come si dice da noi, ma mantiene sempre un livello minimo di dignità nel vestire e nel vivere. Anche le case, spesso delle baracche alla meno peggio, non danno l’impressione tremenda delle baraccopoli sudamericane. Tutti o quasi dormono sotto un tetto o una casa in mattoni. Forse il fenomeno dei senza tetto è più vistoso dalle nostre parti che in Nepal, poiché non ho mai visto nessuno trovare un riparo di fortuna in un angolo di strada.
L'attuale governo nepalese nasce dopo lunghi scontri tra fazioni politiche rivali. Già ai tempi della corte reale, estintasi nel 2001 a causa della strage nel palazzo reale, i gruppi maoisti determinavano una serie di tensioni politiche nel paese. Per questa ragione in alcune zone era persino pericoloso viaggiare. Poi giunti al governo quelle tensioni sono cessate, tuttavia ne sono sorte altre a causa del travagliato iter di approvazione della nuova costituzione. Per quanto innovativa per il paese essa sembrerebbe limitare la rappresentanza in alcune aree del paese e per questa ragione sono sorte delle tensioni. Inoltre risulta evidente l'alto grado di corruzione e incapacità governativa nel curare gli interessi della propria gente, ciò causa un profondo senso di sfiducia nelle istituzioni e un crescente timore del potere costituito. Guardando alle difficoltà materiali, allo stato delle strade e alla situazione generale del paese, ciò diviene comprensibile.

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